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Così
recitava uno dei tanti striscioni apposto ai funerali di Gabriele
Sandri, così tutta Roma e con Roma tutta Italia oggi 14 novembre
2007 piange un tifoso della lazio che per amore della sua
squadra e per passione, è rimasto vittima di quello che tutti
dicono un "tragico incidente".
Non
scrivo per sentenziare nessuno, né per dare colpe, scrivo
solo per solidarietà e per essere presente al dolore che stà
attanagliando la Famiglia Sandri, per essere vicino alle loro
lacrime, alle loro urla. Non ci sono parole per descrivere
quello che è successo, non è giusto morire così giovani per
così poco, non è giusto che oggi in Italia si debba aver paura
del Calcio, si debba sperare ogni domenica che tutto vada
bene, che non succeda mai niente.
Gabriele
questo lo sapeva e come tanta brava gente non voleva credere
che fosse davvero così tutto "marcio", non voleva credere
che lo sport più bello del mondo, quello che gli aveva regalato
tante emozioni, tante soddisfazioni e tante delusioni, fosse
morto.
Gabriele
credeva nello spirito d'amicizia che lo legava ai suoi amici,
amava passare le domeniche seguendo la sua Lazio, amava il
mondo del calcio sincero come lo immaginava lui nella sua
mente. Oggi Roma sta piangendo Gabriele, e con lui sta piangendo
un incredibile senso di impotenza dinanzi a tanta violenza
e crudeltà. Oggi Roma sta zitta, attonita, sarà la pioggia
che lenta accompagna le lacrime di migliaia di tifosi di tutta
Italia e ogni credo calcistico,sarà il tempo brutto, quasi
a vegliare sul feretro del povero "Gabbo".
Oggi
Roma sta piangendo il male del Calcio, il male di una società
sempre più diretta alla violenza e all'incomprensione.
Oggi
Roma piange, ma per quanto ancora dovrà piangere… per quanto
ancora le lacrime dovranno solcare i nostri visi? Addio amico
Gabriele, anche se non ti potrò mai conoscere, anche se le
nostre strade non si sono mai incrociate, addio amico amante
del calcio vero, addio tifoso dello sport e dell'amicizia.
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